05/07/13

Buttiglione, UDC: Cosa ha detto Barroso?

Documento di lavoro
Cosa ha veramente detto Barroso?
La comunicazione del Presidente Barroso sui nuovi margini di elasticità concessi ai paesi europei che hanno i conti in ordine ma sono in debito di produttività costituisce certamente un importante successo della politica italiana ed offre prospettive concrete per l'uscita dalla crisi. I primi commenti sulla stampa lasciano però trasparire una certa confusione di idee. Molti vedono, per esempio, una contraddizione fra l'annuncio di Barroso e la successiva precisazione di Olli Rehn che non è comunque consentito sforare il tetto del 3% di deficit. Altri chiedono un immediato abbassamento delle tasse o immaginano che ci siano adesso più risorse per gli esodati ...
Cerchiamo di comprendere esattamente il contenuto della comunicazione di Barroso. Con l'occasione spiegheremo anche, almeno in parte, il sistema di vincoli europei all'interno dei quali si svolge la nostra politica economica.
Il Fiscal Compact (ma in realtà già il trattato di Maastricht) non vincola i paesi membri a non superare un deficit pari a tre punti PIL (3% del Prodotto Interno Lordo). Il Fiscal Compact ci vincola al pareggio strutturale di bilancio. Pareggio di bilancio significa deficit 0. L'aggettivo strutturale dice che il deficit 0 è dovuto in condizioni normali. Circostanze avverse (rigorosamente previste e quantificate) consentono scostamenti limitati dall'obiettivo del deficit 0. Per il 2014 il pareggio strutturale è fissato al 2,2 % (dunque 0,8% in meno del 3%). Prudenzialmente il governo italiano ha impostato un bilancio 2014 con un deficit dell' 1,8 % che corrisponde ad un avanzo strutturale dello 0,4 %.
Adesso Barroso ci dice: "per il 2014 potete sforare il tetto del pareggio strutturale" e Olli Rehn precisa "non però quello del 3%. I conti sono presto fatti: se il pareggio strutturale è al 2,2% e non possiamo superare il tetto del 3% l'annuncio di Barroso sblocca risorse per 0,8 punti PIL pari a circa 13 miliardi di euro. Se si confermasse un andamento tendenziale della spesa pubblica in linea con le previsioni della legge di stabilità 2012 a questi 13 miliardi si aggiungerebbero altri 6/7 miliardi (0,4 punti PIL) corrispondenti all'avanzo strutturale del bilancio di previsione 2014.
Letta avrebbe a disposizione in totale un poco meno di 20 miliardi per una robusta manovra di sostegno alla crescita economica. Di questi un terzo sono risorse proprie liberamente impiegabili. Due terzi sono risorse rese disponibili da questa comunicazione di Barroso che sono invece vincolate a precisi obiettivi.
Già nel Consiglio Europeo del giugno 2012 il presidente Monti strappò un impegno ad un nuovo accento da porre sui temi della crescita economica, della creazione di occupazione e della competitività. Più preoccupante della differenza  (in inglese spread) dei rendimenti fra i titoli italiani e quelli tedeschi è la differenza fra la produttività del lavoro italiano e quella del lavoro tedesco. Non è che il lavoratore tedesco lavori tante più ore di quello italiano. È che il lavoro tedesco è meglio qualificato, appoggiato da una Pubblica Amministrazione più efficiente (perde meno tempo in pratiche inutili), ed è appoggiato da infrastrutture materiali e (soprattutto) immateriali (ricerca scientifica, brevetti, tecnologia) di migliore qualità. Date al lavoratore italiano una Pubblica Amministrazione più efficiente, una formazione professionale migliore e un più adeguato sostegno scientifico/ tecnologico ed il lavoratore italiano sarà altrettanto produttivo che quello tedesco.
Per migliorare la dotazione infrastrutturale del lavoro italiano , però, è necessario fare investimenti. Noi abbiamo chiesto dunque un trattamento differenziato del debito fatto per investimento dal debito fatto per coprire spesa corrente. Un problema di buon senso: se faccio debiti per distribuire sussidi alla fine mi rimane solo il debito. Se faccio debiti per finanziare una infrastruttura utile alla fine ho il debito ma ho anche l'infrastruttura, sono più competitivo, produco più ricchezza e sono in grado di pagare il debito.
Ci è stato risposto: non ci fidiamo di voi. Voi avete un sistema di contabilità nazionale e soprattutto di contabilità della finanza locale in cui non di capisce niente e siete capaci di farci passare un ballo di gala come spesa di investimento.
Noi abbiamo replicato: Cominciamo con l' esentare dal vincolo del Patto di Stabilità il cofinanziamento italiano a progetti europei. Se il progetto si inscrive all'interno di una azione europea per la crescita finanziata parzialmente anche dalla Commissione non vi è dubbio che quelli siano investimenti veri.
Adesso questa nostra posizione viene accettata con una clausola ulteriore. I progetti finanziati non possono impegnare bilanci futuri. Non è detto che il prossimo anno vi sarà rinnovato questo permesso e quindi dovete o finanziare per intero i progetti su questo esercizio finanziario o essere disponibili a continuare il finanziamento nei prossimi anni su risorse proprie. Questa è la clausola più delicata e meritevole di maggiore approfondimento nel dialogo con la Commissione.
In conclusione:
Si possono usare questi soldi per finanziare spesa sociale? No. Se di spesa sociale c'è bisogno essa va finanziata con risorse ordinarie.
Si possono usare questi soldi per diminuire le tasse? No. Se vogliamo diminuire le tasse dobbiamo provvedere a tagli di spesa in misura almeno eguale.
Per che cosa si possono usare questi soldi? Per fare quello che diciamo sempre di voler fare e non facciamo mai: investimenti per migliorare la nostra competitività all'interno di grandi progetti europei.
 
N.B. La Commissione vigilerà perché gli investimenti siano effettivamente investimenti aggiuntivi e nessuno faccia il furbo cancellando investimenti nazionali, dedicando le loro risorse a spesa corrente e sostituendo l'investimento ordinario con questo nuovo tipo di investimento straordinario.
N.B.2 È indilazionabile una riforma del sistema di contabilità dello stato ed degli enti pubblici che lo renda trasparente e leggibile, permetta un controllo ed un giudizio responsabile e ci eviti l' umiliazione di farci dire in Europa che non si fidano di noi.  
Rocco Buttiglione

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