Documento
di lavoro
Cosa ha
veramente detto Barroso?
La
comunicazione del Presidente Barroso sui nuovi margini di elasticità concessi ai paesi europei che hanno i conti in ordine ma
sono in debito di produttività costituisce certamente un
importante successo della politica italiana ed offre prospettive concrete per
l'uscita dalla crisi. I primi commenti sulla stampa lasciano però trasparire una certa confusione di idee. Molti vedono, per
esempio, una contraddizione fra l'annuncio di Barroso e la successiva
precisazione di Olli Rehn che non è comunque consentito sforare
il tetto del 3% di deficit. Altri chiedono un immediato abbassamento delle
tasse o immaginano che ci siano adesso più risorse per gli esodati ...
Cerchiamo
di comprendere esattamente il contenuto della comunicazione di Barroso. Con l'occasione
spiegheremo anche, almeno in parte, il sistema di vincoli europei all'interno
dei quali si svolge la nostra politica economica.
Il Fiscal
Compact (ma in realtà già il trattato di Maastricht) non vincola i paesi membri a
non superare un deficit pari a tre punti PIL (3% del Prodotto Interno Lordo).
Il Fiscal Compact ci vincola al pareggio strutturale di bilancio. Pareggio di
bilancio significa deficit 0. L'aggettivo strutturale dice che il deficit 0 è dovuto in condizioni normali. Circostanze avverse
(rigorosamente previste e quantificate) consentono scostamenti limitati dall'obiettivo
del deficit 0. Per il 2014 il pareggio strutturale è fissato al 2,2 % (dunque 0,8% in meno del 3%).
Prudenzialmente il governo italiano ha impostato un bilancio 2014 con un
deficit dell' 1,8 % che corrisponde ad un avanzo strutturale dello 0,4 %.
Adesso
Barroso ci dice: "per il 2014 potete sforare il tetto del pareggio
strutturale" e Olli Rehn precisa "non però quello del 3%. I conti sono presto fatti: se il pareggio
strutturale è al 2,2% e non possiamo
superare il tetto del 3% l'annuncio di Barroso sblocca risorse per 0,8 punti
PIL pari a circa 13 miliardi di euro. Se si confermasse un andamento
tendenziale della spesa pubblica in linea con le previsioni della legge di
stabilità 2012 a questi 13 miliardi si
aggiungerebbero altri 6/7 miliardi (0,4 punti PIL) corrispondenti all'avanzo
strutturale del bilancio di previsione 2014.
Letta
avrebbe a disposizione in totale un poco meno di 20 miliardi per una robusta
manovra di sostegno alla crescita economica. Di questi un terzo sono risorse
proprie liberamente impiegabili. Due terzi sono risorse rese disponibili da
questa comunicazione di Barroso che sono invece vincolate a precisi obiettivi.
Già nel Consiglio Europeo del giugno 2012 il presidente Monti
strappò un impegno ad un nuovo
accento da porre sui temi della crescita economica, della creazione di
occupazione e della competitività. Più preoccupante della differenza (in inglese spread) dei rendimenti fra i
titoli italiani e quelli tedeschi è la differenza fra la
produttività del lavoro italiano e quella
del lavoro tedesco. Non è che il lavoratore tedesco
lavori tante più ore di quello italiano. È che il lavoro tedesco è
meglio qualificato, appoggiato da una Pubblica Amministrazione più efficiente (perde meno tempo in pratiche inutili), ed è appoggiato da infrastrutture materiali e (soprattutto)
immateriali (ricerca scientifica, brevetti, tecnologia) di migliore qualità. Date al lavoratore italiano una Pubblica Amministrazione
più efficiente, una formazione
professionale migliore e un più adeguato sostegno
scientifico/ tecnologico ed il lavoratore italiano sarà altrettanto produttivo che quello tedesco.
Per
migliorare la dotazione infrastrutturale del lavoro italiano , però, è necessario fare investimenti.
Noi abbiamo chiesto dunque un trattamento differenziato del debito fatto per
investimento dal debito fatto per coprire spesa corrente. Un problema di buon
senso: se faccio debiti per distribuire sussidi alla fine mi rimane solo il
debito. Se faccio debiti per finanziare una infrastruttura utile alla fine ho
il debito ma ho anche l'infrastruttura, sono più
competitivo, produco più ricchezza e sono in grado di
pagare il debito.
Ci è stato risposto: non ci fidiamo di voi. Voi avete un
sistema di contabilità nazionale e soprattutto di
contabilità della finanza locale in cui
non di capisce niente e siete capaci di farci passare un ballo di gala come
spesa di investimento.
Noi
abbiamo replicato: Cominciamo con l' esentare dal vincolo del Patto di Stabilità il cofinanziamento italiano a progetti europei. Se il
progetto si inscrive all'interno di una azione europea per la crescita
finanziata parzialmente anche dalla Commissione non vi è dubbio che quelli siano investimenti veri.
Adesso
questa nostra posizione viene accettata con una clausola ulteriore. I progetti
finanziati non possono impegnare bilanci futuri. Non è detto che il prossimo anno vi sarà rinnovato questo permesso e quindi dovete o finanziare per
intero i progetti su questo esercizio finanziario o essere disponibili a
continuare il finanziamento nei prossimi anni su risorse proprie. Questa è la clausola più delicata e meritevole di
maggiore approfondimento nel dialogo con la Commissione.
In
conclusione:
Si
possono usare questi soldi per finanziare spesa sociale? No. Se di spesa
sociale c'è bisogno essa va finanziata
con risorse ordinarie.
Si
possono usare questi soldi per diminuire le tasse? No. Se vogliamo diminuire le
tasse dobbiamo provvedere a tagli di spesa in misura almeno eguale.
Per che
cosa si possono usare questi soldi? Per fare quello che diciamo sempre di voler
fare e non facciamo mai: investimenti per migliorare la nostra competitività all'interno di grandi progetti europei.
N.B. La
Commissione vigilerà perché gli investimenti siano effettivamente investimenti
aggiuntivi e nessuno faccia il furbo cancellando investimenti nazionali,
dedicando le loro risorse a spesa corrente e sostituendo l'investimento
ordinario con questo nuovo tipo di investimento straordinario.
N.B.2 È indilazionabile una riforma del sistema di contabilità dello stato ed degli enti pubblici che lo renda
trasparente e leggibile, permetta un controllo ed un giudizio responsabile e ci
eviti l' umiliazione di farci dire in Europa che non si fidano di noi.
Rocco
Buttiglione
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