Ilaria Borletti (Scelta Civica), Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, sul caso Calderoli-Kyenge.
CASO KYENGE: LE SCUSE NON BASTANO
“Ci stiamo pericolosamente abituando al fatto che insulti, minacce, calunnie e spiacevoli battute facciano ormai parte e siano un canale abituale del dibattito politico: strumenti del mestiere da usare quando si è in calo di visibilità, quando si vuole infiammare un comizio o quando semplicemente si intende attaccare un avversario politico o considerato tale.
Incitazioni allo stupro, minacce di morte, insulti sessisti o razzisti diventano allora la normalità. Una quotidianità deprecabile e allarmante, un polverone che finisce puntualmente con le scuse ufficiali o a mezzo social network, che chiudono ogni discorso, indipendentemente dal fatto che il diretto interessato in questione accetti le scuse o meno.
Ma le scuse non bastano più: non solo perché le scuse che Calderoli rivolge al Senato e al Ministro Kyenge dovrebbero essere rivolte a tutti gli italiani, ma anche e soprattutto perché è troppo facile e comodo scusarsi e fare finta che non sia successo nulla, quando un Vice Presidente del Senato, una delle massime cariche dello Stato, rivolge un commento razzista e assolutamente ingiustificabile a un Ministro della Repubblica.
Per casi come questo le scuse non bastano, ma soprattutto non servono: non servono al Governo, che cerca di richiamare all’ordine senza successo forze politiche sempre più distanti, non servono ai partiti, che si prestano al quotidiano gioco degli insulti e delle controaccuse, ma soprattutto non servono ai cittadini, che vedono sconfessati, da coloro che dovrebbero rappresentarli, anni di progresso e di battaglie culturali solo per raccogliere il fugace applauso di una piazza o di un pubblico televisivo.
Se vogliamo che qualcosa cambi davvero in questo Paese servono segnali forti e chiari, che possano non solo ridare credibilità e serietà al Governo e alla politica ma soprattutto che servano a riavvicinare i cittadini a delle istituzioni in cui non si riconoscono più.
Le dimissioni immediate di Roberto Calderoli, che oggi afferma “sarei stato pronto a dimettermi se la maggioranza delle forze politiche o dei capigruppo me l’avesse chiesto” non sarebbero state e non sono una necessità di estetica politica, ma un obbligo e un segnale di rispetto dei minimi livelli di decenza, a cui evidentemente non siamo più abituati. ”
condivido l' articolo del prof Sartori di oggi sul Corsera "terzomondismo in salsa italica "in cui trova inaccettabili le espressioni di Calderoli ma allo stesso tempo la nomina di nullita' nella funzioni di ministri o membri di Governo
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